Storia

UDIAS, Unione Diplomati Istituto Agrario di San Michele, nasce ufficialmente il 6 gennaio 1946 per iniziativa di un gruppo di ex alunni che comprese che, dopo anni di contatti sui banchi si scuola e di esperienze comuni nei luoghi della pratica, sarebbe stato utile oltre che interessante non disperdere questo patrimonio culturale, tecnico ed umano che si era venuto accumulando negli anni della formazione.


Inizia così la storia dell’associazione, ben ricordata e approfondita nel volume Dalla Scuola allo Sviluppo edito nel 1996 in occasione del 50.mo di fondazione. In questa sede sono riassunti i passi principali, fino ai giorni nostri.
Come ogni iniziativa destinata a durare nel tempo, nel pur lontano 1946 dell’immediato dopoguerra, si raccolse un’eredità culturale che aveva radici ancora più lontane, nel 1898. In quell’anno, infatti, ricorreva il venticinquennale di lavoro di Edmund Mach, fondatore e primo docente dell’Istituto Agrario di San Michele. Una Scuola agraria di alta qualificazione per il Trentino, allora Titolo italiano, era questione sentita fin dall’annessione del territorio all’impero Austro-Ungarico (1860), concretizzatasi con Mach nel 1874. Fu così che un Comitato di insegnanti, alunni ed ex allievi sparsi anche oltre l’Europa decise di onorare il Maestro fondatore della Scuola con una iniziativa di grande respiro che restasse operante nel tempo, istituendo cioè una Borsa di studio che lo stesso Mach avrebbe assegnato ad uno o più studenti meritevoli.
Per la cronaca, dei 436 alunni ed ex alunni che inviarono anche dall’Australia e dall’America attestati di felicitazioni e di stima, 315 unirono anche del denaro per un totale di 2368 fiorini e 51 soldi, una somma decorosa che permise di concretizzare il nobile proposito dando anche uno straordinario esempio di solidarietà.

Quel seme, posto formalmente il 20 marzo 1898, germogliò appunto nel 1946 dando vita ad UDIAS come organismo permanente di proposta e di studio destinato a dare un contributo significativo allo sviluppo dell’agricoltura non solo trentina.

Dei primi lustri d’attività si ricorda soprattutto l’impegno negli anni ’50 per il riconoscimento del titolo di Perito Agrario parificando l’Attestato di Licenza della Scuola di San Michele al titolo rilasciato dalle analoghe Scuole nazionali. I corsi allora erano triennali, impostati dal prof. Enrico Avanzi che diresse la Scuola e la Stazione sperimentale dal 1928 al 1941 prima di approdare alla Normale di Pisa. La parificazione del titolo arriverà solo dopo gli anni ’60.

Nel 1955 si dette inizio ai viaggi d’istruzione che caratterizzeranno per molti decenni la linea strategica di UDIAS, con le prime visite tecniche in Veneto ed Emilia Romagna. Nel 1956 il primo viaggio all’estero, nel Vallese (CH) e poi in Borgogna (F) e l’anno successivo alla Scuola di Viticoltura di Montpellier e Bordeaux.


Erano già gli anni dello sviluppo e UDIAS fu in prima linea per sollecitare una duplice esigenza che già si profilava: un nuovo e più avanzato modello di formazione ed una più puntuale attività di ricerca e sperimentazione agraria. Così nell’assemblea del 30 dicembre 1956 UDIAS votò un OdG che invocava da un lato l’Istituzione dell’Istituto Tecnico Agrario Regionale e l’adeguamento della Scuola alle attese dell’agricoltura locale e, dall’altro, il rinnovamento della Stazione Sperimentale con particolare riguardo al settore enologico per renderla strumento efficiente di guida. La trasformazione in ITA inizierà fin dall’anno scolastico 1958-59 con un quinquennio per il diploma di Perito Agrario e un sessennio per la specializzazione degli Enotecnici.
Nel frattempo continuarono i viaggi all’estero in Germania (Reno e Mosella per le tecnologie dei vini bianchi) ed in Francia (Champagne per carpire segreti e metodologie della spumantistica classica). Nel 1961 i viaggi d’istruzione toccarono l’Alsazia (F) con Strasburgo nascente capitale d’Europa, mentre nel ’62 fu la volta dell’Olanda (ortofrutta e coltivazioni in serra) con una puntata a Londra, già allora importante sbocco per i consumi del vino oltreché di notevoli allevamenti zootecnici.
Nel ’64 il viaggio toccò Austria, Ungheria e Yugoslavia, allora ancora Stato federale unitario, mentre l’anno successivo gli ex allievi si recarono in Spagna (Catalogna, Rioja e Mancha, terra di Don Chisciotte). Nei due anni successivi si tornò in Veneto (Rovigo e Verona) per riprendere nel ’67 le proiezioni all’estero con Bulgaria (granaio dell’ex URSS) e Romania che, oltre al grano esportava metà della sua produzione di vini in Unione Sovietica.
I viaggi d‘aggiornamento però non distoglievano UDIAS dalla tutela degli interessi dei diplomati che nel 1968 videro riconosciuto il diritto (art. 64 della L. 434) anche per i licenziati della cessata Scuola tecnica agraria (triennale) di iscrizione al Collegio dei Periti. Ci furono frizioni ed anche uno sciopero di protesta degli studenti che temevano per i loro futuri posti di lavoro, ma all’atto pratico, le divergenze si tramutarono ben presto in opportunità per i neo-diplomati che trovarono comunque subito impiego e  negli anziani un aiuto prezioso e disinteressato per il miglior inserimento nella professione.
Nel ’69 ripresero i viaggi con il Portogallo (Porto), cui seguirono praticamente fino agli anni ’80 puntate sempre ben partecipate all’estero come all’interno: fra queste, Andalusia (‘69), Loira e Borgogna (‘70), Svizzera e ancora Germania (Baden-Württemberg) e Alsazia (‘71), ma anche Russia (Ucraina e Crimea) e la Toscana dei Consorzi del Chianti e delle grandi aziende vitivinicole (’72), Stati Uniti (New York e San Francisco, ’73); nel ’74 e ’75 furono ripetuti viaggi in Renania/ Mosella e Champagne e poi ancora Austria e Yugoslavia. Dopo una puntata in Argentina (Mendoza) e a Santiago del Cile per il Congresso mondiale della vite e del vino (1971) si attese il 1976 per  una visita al Sud Africa, esperienza indimenticabile. Nel ’77 fu la volta della DDR, la Germania di Pankow con la sua economia di piano, mentre nel ’78 UDIAS torna per la terza volta in Spagna, nel ’79 per il ventennale in Emilia Romagna: in assenza di internet e smartphone era questo un modo per conoscere di più e confrontarsi, ma anche per cementare fiducia reciproca e senso di appartenenza al glorioso Istituto di San Michele.


Fra un viaggio e l’altro, infatti, si tennero numerosi Corsi di aggiornamento agrario con animati dibattiti fra i partecipanti. Negli anni ’70 nel panorama professionale si fece largo la nuova politica del Mercato Comune Europeo che andava assimilata e metabolizzata subito per uno sviluppo coerente ed efficace, non meno delle moderne tecniche di coltivazione, del miglioramento genetico, della gestione del credito agrario e della legislazione, fino alla concretizzazione della disciplina delle Denominazioni di Origine per la tutela e la valorizzazione delle produzioni vitivinicole. Soprattutto quest’ultima azione si svolse in stretto contatto con il Comitato Vitivinicolo Trentino grazie al coordinamento assicurato dal suo direttore,socio fondatore di UDIAS, Ferdinando Tonon.
All’alba degli anni ’80 UDIAS si impegnò ancora per la formazione scolastica, sostenendo la proposta dell’allora preside prof. Giovanni Manzoni, condivisa dai referenti politici e amministrativi della PAT, di estendere l’azione di San Michele a tutti gli ambiti agricoli trentini. La focalizzazione, infatti, era essenzialmente sul settore vitivinicolo, mentre altre branche dell’agricoltura come quelle frutticola e zootecnica reclamavano maggiore attenzione.
Allo scopo si puntò l’attenzione sui progressi che in materia stavano ottenendo le zone limitrofe al Trentino, per cui vennero organizzate parecchie visite in Alto Adige (Magrè, Cornaiano, Caldaro e Bolzano, poi Laimburg e Val Venosta), nel veronese (Zevio e Isola della Scala), senza dimenticare gli aspetti caseari (Fiavè e Malga Movlina).


Nel 1980 UDIAS organizza una ricerca sulla “Realtà agricola trentina” con riferimento soprattutto ai comparti frutti-vitivinicolo con lo scopo di individuare cause e rimedi per una crisi che riguardava essenzialmente la qualità delle produzioni. Fu pietra miliare su cui poggiò la politica della Qualità che caratterizzò tutto il periodo seguente con coinvolgimento a 360° dei modelli produttivi non meno che degli atteggiamenti degli attori lungo la filiera. Si rinnovarono impianti e si adeguarono le strutture produttive, si aggiornarono gli addetti e si individuarono nuovi mercati di sbocco. In sintesi, si trasformò un’agricoltura product oriented in un più moderno sistema marketing oriented.
Allo scopo, UDIAS dette vita ad una serie di Seminari di specializzazione sia per frutticoltori che per vitivinicoltori che nel breve volgere di alcuni anni permise di colmare il gap accumulato nei confronti degli altri competitori. Molto merito va ascritto ai Corsi di Marketing, parecchio frequentati ed efficaci per i risultati attesi. A cementare le buone relazioni interpersonali, ancora una volta furono i sistematici sopralluoghi nelle zone d’interesse (Verona, Piemonte, Oltrepò pavese, Bressanone, Passo Vezzena, Valsugana e Tesino, Malga Juribello a Paneveggio). Dopo una visita in Friuli (Tocai e Picolit), Tonon propose e prese avvio il “Servizio di enologia applicata” come sostegno ai vitivinicoltori.


Dopo un anno di notevole impegno da parte di diversi soci UDIAS, nel 1985 vide la luce la prima “Fotografia viti-enologica del Trentino” coordinata da Flavio Salvetti sotto la presidenza di Renzo Santoni. Un documento, cui negli anni si aggiunsero sistematici aggiornamenti, tanto preciso ed aderente alla realtà come vissuta e testimoniata quotidianamente da qualificati soggetti quali erano gli ex allievi, da diventare manuale di riferimento per quasi tutti gli interessati. Peccato, si può dire a distanza di tempo e senza polemica alcuna, che qualche vertice politico snobbasse le indicazioni e le raccomandazioni puntualmente riportate. Si persero stagioni preziose sulla via dello sviluppo, ma alla fine andò ugualmente come era stato previsto.
Dopo che nella primavera dell’85 si era stati in Sicilia (Catania e grandi aziende vitivinicole), l’estate fu segnato dalla disgrazia che colpì Raphael Nicolodi figlio di emigranti in Cile che si stava specializzando all’Istituto di San Michele, annegato a Serraia. Alla famiglia bisognosa andò una generosa sottoscrizione dei Soci.  Nel 1986 durante la giornata in malga, come andò definendosi l’annuale incontro del terzo sabato di luglio, si propose l’istituzione del premio “Avanzi” quale riconoscimento ad una figura particolarmente distintasi nel campo della ricerca, sperimentazione,e divulgazione e valorizzazione dell’agricoltura trentina. Da un fondo di dotazione di 10 milioni di Lire messo a disposizione da parte di un Socio, due milioni ogni biennio costituirono l’ammontare del premio. Primo assegnatario il prof. Diego Forti di Romagnano, cui seguiranno Giuseppe Versini  di San Michele all’Adige (‘90), Guido Zorzi di Levico (’92) ecc.
Dopo il ritorno in Austria (’87), l’88 fu l’anno d’inizio di un impegno in favore dell’inserimento dei giovani in agricoltura con uno stimolo risoluto sul piano legislativo che si tradurrà in normative più agili sia per l’iscrizione dei giovani all’albo professionale che di aiuto all’insediamento.
L’anno successivo (1989) fu caratterizzato dal viaggio più lungo mai compiuto da UDIAS con meta in Nuova Zelanda, un Paese che ha fatto della tecnologia e della ricerca il suo cavallo di battaglia. Sempre nell’89 UDIAS  lancia un Servizio post scuola riservato ad alunni ed ex alunni non solo per mantenere/incrementare il rapporto con l’Istituto, ma anche quello fra alunni in attività ed ex alunni.


La serie delle visite tecniche continuerà nel 1990 con la Valtellina (Fondazione Fojanni e vini Inferno, Sassella e Grumello),  con i Vivai dell’az. agr. Zorzi di Levico e malga Broccon (’92) e Laimburg (BZ) nel ’94.
I risultati completi dell’attività di UDIAS nel tempo sono stati molteplici, ma non tutti automaticamente ascrivibili all’Associazione e meno ancora quelli incontestabilmente riconosciuti: poco importa, non è mai stato questo l’obiettivo. Basterà ricordarne alcuni dei più eclatanti: sul piano organizzativo, UDIAS è stata propositiva sul piano legislativo (non solo a tutela dei propri soci), stimolo indiscusso per le varie fasi di rinnovamento della Scuola di San Michele, della Stazione sperimentale, del passaggio ad Istituto fino all’Università; è stata fucina nella quale videro la luce il Comitato Vitivinicolo, quello Ortofrutticolo, l’Istituto Grappa, la Confraternita e l’Istituto Trento per lo spumante classico e base culturale per lo sviluppo dei Consorzi volontari per alcune tipologie di vini di qualità e piattaforma per lo sviluppo di manifestazioni fieristiche in Italia e all’estero; sul piano produttivo, oltre al rinnovamento varietale e tecnologico, piace ricordare almeno la primogenitura negli uvaggi bordolesi e lo sviluppo della spumantistica classica.
Si è detto che le idee camminano con le gambe degli Uomini: alcuni dei più illustri allievi della Scuola di Mach sono stati Giulio Catoni, Giulio Ferrari, Italo tranquillino, Rebo Rigotti, Bepi Andreaus, Ferdinando Tonon. Altri, parimenti illustri, sono tutt’ora viventi e noti nel mondo agricolo. Li ricorderemo più avanti.
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Visite, sopralluoghi e viaggi che continueranno anche negli anni seguenti, ancorché meno impegnativi sul piano delle distanze, dei tempi e dei costi: un segno che i tempi stavano cambiando e che la conoscenza in generale stava per essere soppiantata dalla necessità di risposte in tempo reale in una rincorsa che perdurerà ancora per lustri nel terzo millennio. Obbligando UDIAS in una (vana?) rincorsa all’affiliazione delle più recenti generazioni di tecnici ormai sempre più qualificati con lauree brevi e magistrali con stage nei vari continenti, supportati dalle innovative tecnologie di comunicazione e metodologie di relazione.
Un fenomeno epocale che ha segnato forse in modo irreversibile una storica relazione fra ex Allievi e Scuola di San Michele che perdurava fin dall’ultimo quarto del XIX secolo. Cui non è certo estraneo il progresso più strepitoso mai registrato nella storia dell’uomo e che ha avuto il suo acme nella globalizzazione dei mercati concretizzatasi sul finire degli anni ’90, che si è rallentato dopo quasi un decennio di crisi (2008-2016) e che solo agli albori del 2017 mostra i primi segni di una necessaria, profonda  riflessione. I nobili valori fondanti che furono anche di Edmund Mach, infatti, sono stati mantenuti fino a qualche tempo fa per svanire nelle stagioni più recenti sullo sfondo di esigenze materialistiche di una competizione esasperata che poco spazio ha lasciato ad una visione – divenuta ormai idilliaca - non solo dell’agricoltura trentina.  
In conclusione dell’excursus storico di UDIAS sia concessa una battuta: se la prima parola caratterizzante l’attività dell’Associazione è stata “viaggi di studio” intendendo con essa anche le relazioni interpersonali tra formazione e professione, la seconda è certamente stata “sfida”, sfida per produzioni migliori e sfida sui vari mercati. Orbene, se i viaggi hanno fatto il loro tempo, le sfide permangono, eccome. Ed allora l’auspicio è che le tre parti interessate (FEM, UDIAS e Alumni di Mach) si ritrovino attorno ad un tavolo per rilanciare su basi moderne un nuovo legame  “utile” tanto alla Scuola – dato che gli allievi sono il suo prodotto concreto – quanto agli Allievi stessi perché riassaporino il gusto delle relazioni intergenerazionali, l’entusiasmo del provare e del fare e il sentimento orgoglioso dell’appartenenza.